Buona e cattiva coscienza

conscience

La fede in Gesù come Signore e salvatore ci porta a cambiare il modo in cui percepiamo il nostro hic et nunc, ma, dicevamo, con Cristo entriamo nella luce (“Risvegliati tu che dormi … e Cristo ti inonderà di luce!”; Efesini, 5:14), e così, per mezzo della fede in quello che ci ha detto e in quello che ci ha fatto, riusciamo a guardare con fiducia anche oltre il nostro orizzonte immediato; acquistiamo cioè un nuovo sguardo, sia sul nostro futuro, sia sul nostro passato.

Continue reading →

Annunci

Fede e paura

emunah

Il SIGNORE parla dall’eternità rivolgendosi a noi che siamo nel tempo, in modo che, ascoltando la sua parola, possiamo anche  noi entrare a far parte della sua realtà eterna. Difatti Gesù, riferendosi al Salmo 82, ha ricordato che, secondo le Scritture, coloro a cui è rivolta la parola di Dio,  seppure mortali, sono figli di Dio, sono cioè essi stessi Dio (Giovanni 10:35). Perché, com’è scritto all’inizio del Vangelo di Giovanni, la parola, che è Dio, è rivolta a Dio (πρὸς τὸν θεόν). Chi ascolta la parola è quindi chiamato a partecipare a una realtà che non cambia, perché è divina e contiene in sé  la forma di ogni cambiamento (della parola è infatti scritto che “ogni cosa è stata fatta per mezzo di lei; e senza di lei neppure una delle cose fatte è stata fatta” Giovanni, 1:3). E di Gesù, la parola di Dio, è anche detto che rimane “sempre lo stesso, ieri, oggi e in eterno” (Ebrei 13:8).

Cambiamenti

Noi però cambiamo. Anzi, se vogliamo entrare nel regno dei cieli, dobbiamo cambiare  (Matteo 18:3). Dobbiamo cambiare, certo (altrimenti periremo tutti; Luca, 13:4), ma non nella direzione in cui scivoliamo inarrestabilmente per il semplice fatto che siamo nel tempo e siamo perciò soggetti ai cambiamenti (esteriori e interiori) che ci portano verso la morte. L’invito che ci rivolge l’eterna parola di Dio è ad ascoltare ciò che ci viene detto dall’eternità per cambiare nella direzione giusta, cambiando, cioè, innanzitutto direzione di marcia e, anziché progredire nella conoscenza del potere della morte, sforzarsi di conoscere la vita e la potenza della resurrezione che sono in Dio.

Continue reading →

Recuperare il tempo perduto. Seconda parte

Tempo per l’eternità

È scritto nei Salmi: “Lo stolto ha detto in cuor suo: Non c’è Dio” (Salmi, 14:1). Davide qui non parla di quelli che si dichiarano atei, ma di quelli che vivono come atei, anche se magari non si professano tali. Chi dice in cuor suo che Dio non esiste lo dice perché vive e vuole vivere badando solo a quello che si può conoscere attraverso i sensi, e che, essendo nel tempo, deve necessariamente passare (2Corinzi, 4:18). Il che, in qualche misura, capita a tutti quanti.

Anche se pensiamo che Dio non esista, riflettendoci un attimo dovremmo però renderci conto del fatto che il tempo passa rispetto a qualcuno e a qualcosa che rimane. Noi stessi, intanto (o meglio, la nostra coscienza). Ma pure noi cambiamo e, del resto, l’orizzonte del nostro sapere è assai limitato. Per questo, dovremo dirci che faremmo bene ad ascoltare una parola che procede dai tempi antichi e che continua ad avere senso e a parlare delle cose che ci avvengono oggi (2Pietro, 1:19), e che ci viene rivolta appunto perché ci ridimensioniamo alla nostra reale posizione nello spazio e nel tempo. Continue reading →

Recuperare il tempo perduto. Prima parte

Guadagnare tempo

Scrive Paolo ai credenti di Efeso: “State quindi molto attenti a come vi comportate; non da stolti, ma da saggi; recuperando il tempo perché i giorni sono malvagi. Perciò non agite con leggerezza, ma cercate di  capire bene quale sia la volontà del Signore. Non ubriacatevi! Il vino porta alla dissolutezza” (Efesini, 5:15-18). Qui – e in Colossesi 4:5 (“Comportatevi con saggezza verso quelli di fuori, ricuperando il tempo”) – l’apostolo usa un’espressione idiomatica che appare una volta anche nella versione greca delle Sacre Scritture ebraiche (la Versione dei Settanta, nota anche come Septuaginta, che è stata realizzata in epoca ellenistica). L’espressione viene usata per rendere le parole del re Nabucodonosor ai maghi e ai sapienti di corte, ai quali aveva ordinato di fornirgli non solo l’interpretazione di un sogno che aveva fatto, ma anche il sogno stesso, che non aveva rivelato a nessuno di loro (e che Daniele gli racconterà e gli interpreterà per rivelazione divina). Siccome i maghi, terrorizzati dalla minaccia di morte, avevano chiesto che per favore il re li mettesse in condizioni di fornire l’interpretazione raccontando loro il suo sogno, “il re replicò e disse: Io mi accorgo che voi volete guadagnare tempo, perché avete sentito la decisione che ho preso” (Daniele, 2:8). Continue reading →