La parola nelle dieci parole. Prologo

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Esodo, 20:1 Allora Dio pronunziò tutte queste parole

“Allora”: in realtà l’ebraico (vayedber ‘Elohiym וַיְדַבֵּר אֱלֹהִים) dice soltanto “e Dio disse”. Anzi, per essere ancora più precisi: “Dio disse”. Infatti, nell’ebraico biblico, usata come prefisso di un verbo, la congiunzione (ve– -וַ, che altrimenti traduciamo e o ma) ne può trasformare il senso temporale. All’inizio della frase, questa caratteristica forma verbale viene normalmente usata per indicare che ci si trova all’interno di una narrazione. E potrebbe anche essere omessa nella traduzione.

Per quanto ci riguarda, è importante ricordare che l’enunciazione delle parole che seguono – e che conosciamo come “i dieci comandamenti” – avviene in un preciso momento della storia di Israele. L’evento si svolge anche in un luogo preciso. Tempo e luogo indicano infatti l’adempimento della promessa che il SIGNORE aveva fatta a Mosè il giorno del loro primo incontro sul monte Oreb, quando gli apparve nel roveto ardente e gli affidò la missione di liberare Israele dalla schiavitù in Egitto. “E Dio disse: Va’, perché io sarò con te. Questo sarà il segno che sono io che ti ho mandato: quando avrai fatto uscire il popolo dall’Egitto, voi servirete Dio su questo monte” (Esodo 3:12). Queste dieci parole, che esprimono l’insegnamento base del SIGNORE al suo popolo Israele, vengono qui pronunciate da Dio dopo che, grazie al suo stesso intervento, la missione di Mosè è stata compiuta. Il momento e il luogo in cui vengono pronunciate indicano quindi che la missione veniva proprio dall’alto dei cieli.

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Le schiere della creazione

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“Colui che è [e] che fa i cieli e la Terra” (YHWH ‘oseh shamayim wa’aretz יְהוָה עֹשֵׂה שָׁמַיִם וָאָֽרֶץ  Salmi, 121:2) nella Bibbia è anche chiamato il SIGNORE delle schiere (YHWH tzeva’oth יְהוָה צְבָאֹות), perché governa la realtà su tutte le scale e in tutte le dimensioni.

La prima volta che si parla delle schiere del creato è nel secondo capitolo del libro della Genesi, con il primo sguardo di insieme ai cieli e alla terra dopo la loro creazione: “E furono compiuti i cieli e la terra e tutte le loro schiere” (waykullwu hashamayim weha’aretz wekol-tzava’am וַיְכֻלּוּ הַשָּׁמַיִם וְהָאָרֶץ וְכָל־צְבָאָֽם Genesi, 2:1). La parola ebraica che traduciamo con schiera, tzava’ צָבָא, ha a che vedere con l’esercito, e con l’ordine gerarchico che lo costituisce.

Ciò che segue è una breve carrellata attraverso queste schiere, secondo l’ordine  che si può più immediatamente riconoscere contemplando l’universo visibile, dalle schiere più grandi e più lontane a quelle più piccole e più vicine.

Ogni capitolo di questo articolo è solo il sommario dell’articolo a cui rimanda in questa sezione (articoli che sono in buona parte ancora da scrivere).

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Il Nome del Verbo

E fu sera e fu mattina, un giorno (Genesi, 1:5)

Anche prima che ci fossero il Sole e la Luna (creati solo il quarto giono; Genesi, 1:16), le tenebre e la luce si alternavano già come un cosmico respiro. Alle tenebre che coprivano la faccia dell’abisso (Genesi, 1:2), per ordine divino era succeduta la luce (Genesi, 1:3), ma poi fu sera e poi mattina: un giorno (il testo ebraico dice yom echad: si potrebbe anche tradurre: “un solo giorno”).

Giorno è anche il nome della luce (Genesi, 1:5). Perché la luce è un’onda e l’onda è in sè stessa un ciclo: ha un principio e una fine, una mattina e una sera. Mentre le tenebre sono statiche, la luce è movimento e vita, tensione.

La stessa Luce del mondo dichiara che “la notte viene, in cui nessuno può operare” (Giovanni, 9:4-5). Poi spunterà l’aurora (Isaia, 62:1; Osea, 6:3; Luca, 1:78). La notte fa parte del giorno, che ne emerge come un ritmico sforzo. Continue reading →