In principio, la parola. Quinto giorno

quinto-giorno

Genesi 1:20 Poi Dio disse: «Producano le acque in abbondanza esseri viventi, e volino degli uccelli sopra la terra per l’ampia distesa del cielo».
21 Dio creò i grandi animali acquatici e tutti gli esseri viventi che si muovono, e che le acque produssero in abbondanza secondo la loro specie, e ogni volatile secondo la sua specie. Dio vide che questo era buono.
22 Dio li benedisse dicendo: «Crescete, moltiplicatevi e riempite le acque dei mari, e si moltiplichino gli uccelli sulla terra».
23 Fu sera, poi fu mattina: quinto giorno.

Poi Dio disse: Producano le acque in abbondanza esseri viventi
Dopo che la terra asciutta è stata popolata di piante e il cielo di astri, è la volta ora delle acque sotto il cielo. Il terzo giorno la terra asciutta aveva prodotto le piante dopo che era stata irrigata dalle acque che si raccolgono da sotto il cielo nel loro viaggio verso i mari (in altre parole: dalla pioggia e dai fiumi), in questo quinto giorno è l’acqua stessa a produrre delle creature viventi.


Come in Genesi 1:11 (dove della terra era scritto tadshe ha-‘aretz deshe תַּֽדְשֵׁא הָאָרֶץ דֶּשֶׁא), il testo originale usa anche qui un oggetto interno “pullulino le acque un pullulare” (yishrezu ha-mayim sherez יִשְׁרְצוּ הַמַּיִם שֶׁרֶץ). Le creature marine sono cioè descritte come effetto di un’azione dell’acqua. Sono le acque, l’ambiente acquatico, a modellare le creature dei fiumi, dei laghi e del mare; ed effettivamente questi organismi hanno sempre forme idrodinamiche. Dalle più piccole (come i batteri, o le diatomee, o i ciliati) dalle più rudimentali (come le meduse), fino alle più intelligenti (come i cetacei), le creature del mare hanno tutte delle forme che esprimono la natura dell’acqua, come se derivassero dalle stesse leggi che determinano la dinamica dei fluidi.
Come dice questo testo nell’originale, l’acqua del mare che prima seguiva solo le leggi della materia, ora pullula di “anima vivente” (nefesh chayah נֶפֶשׁ חַיָּה). Mentre prima era scritto che le acque sotto il cielo vengono tutte raccolte in uno stesso luogo, adesso questo pullulare dell’acqua le conferisce una sua vita autonoma, una vita che non obbedisce più soltanto alla legge di gravità, ma può muoversi anche contro questa legge.
Viene così inaugurato il regno animale. Mentre nel regno vegetale gli organismi si nutrono degli elementi e dell’energia a disposizione nell’ambiente, gli organismi animali devono andare in cerca di energia (cibo) e di un compagno per riprodursi. Si passa da quella che i linguisti chiamano sintassi a quella che chiamano semantica: prima c’erano solo cellule che si organizzavano secondo delle regole di formazione di una certa grammatica (come le sillabe formano le parole, e le parole frasi, e le frasi discorsi). Ora invece gruppi di cellule si organizzano per seguirne altri (la buona formazione acquista uno scopo, è cioè in vista di qualcosa che non c’è, appare un’intenzione, un significato).
Anche oggi, il mare è il regno della vita animale, perché in mare, o nei laghi, le piante possono crescere solo in prossimità della costa: più in là, a meno che non galleggino come i sargassi, non riescono a raccogliere abbastanza luce, perché il fondo, al di sotto di alcune decine di metri di profondità, rimane costantemente immerso nelle tenebre. La vita del mare quindi non si basa sulle piante, ma piuttosto su una moltitudine di creature la maggior parte delle quali non sono visibili a occhio nudo. Le più piccole sono capaci di trasformare l’energia solare in zuccheri, come fanno i vegetali terrestri, ma anche queste sono vegetali solo sotto questo rispetto, perché da altri punti di vista sono praticamente degli animali, in grado di muoversi e anche di ingoiare altre creature più piccole. Così le creature marine, anche quelle che si fissano momentaneamente al suolo, muovendosi chi con incessante battito di ciglia, chi con possente eleganza, possono tutte spostarsi negli sconfinati spazi subacquei.

e volino degli uccelli sopra la terra per l’ampia distesa del cielo
Come il nuoto modella gli organismi acquatici, così il volo modella i volatili. Anziché un oggetto interno, il testo usa questa volta un soggetto interno: ve’of yeofef וְעֹוף יְעֹופֵף. Letteralmente “e volatile voli” (‘of è un termine generico che copre tutte le creature dotate di ali, dagli insetti fino agli uccelli). Ma il principio è lo stesso: è l’azione che modella l’organismo, il verbo che genera il nome.
Stiamo parlando di creature che volano nell’atmosfera terrestre. Lo dice il testo originale che tradotto letteralmente specifica: “sulla terra, sulla faccia della distesa del cielo” (‘al ha-‘arez ‘al-pneyi raqyia’ha-shamayim עַל־הָאָרֶץ עַל־פְּנֵי רְקִיעַ הַשָּׁמָֽיִם). Quindi non dentro lo spazio, che abbiamo visto essere insondabilmete vasto e che oggi sappiamo alquanto inospitale, ma sulla volta del cielo come appare da terra.
La vita esprime il suo desiderio di tornare al cielo, spiccando il volo sotto forma di uccelli. Questa figura viene usata molte volte nella Bibbia. Scrive il profeta Isaia, che “quelli che sperano nel SIGNORE acquistano nuove forze, si alzano a volo come aquile” (Isaia, 40:31). L’aquila non batte le ali, sta ferma e si fa portare dal vento, figura dello Spirito, che abbiamo visto aleggiare sopra le acque fin dal principio. Se desideriamo la luce e speriamo nel Signore, Dio non ci lascia languire ma ci tira su, dandoci nuove forze. Parlando degli ultimi tempi, è scritto che “quando il dragone si vide precipitato sulla terra, perseguitò la donna che aveva partorito il figlio maschio. Ma alla donna furono date le due ali della grande aquila affinché se ne volasse nel deserto, nel suo luogo, dov’è nutrita per un tempo, dei tempi e la metà di un tempo, lontana dalla presenza del serpente (Apocalisse, 12:13-14).
Gli uccelli del cielo sono menzionati anche in altra similitudine del regno – questa volta come di creature che cercano riparo in alto – quando Gesù parla del granello di senape, che è “il più piccolo di tutti i semi; ma, quand’è cresciuto, è maggiore degli ortaggi e diventa un albero; tanto che gli uccelli del cielo vengono a ripararsi tra i suoi rami” (Matteo, 13:32).
Dio creò i grandi animali acquatici
Riappare qui il verbo “creare” (bara’ בָּרָא “creò”), che era stato usato solo nel primo verso di questo primo capitolo, per riferirsi alla totalità dell’opera di Dio. Creare è infatti qualcosa che si riferisce alla completezza dell’opera. All’interno della creazione, a differenza delle piante, gli animali hanno una loro completezza e autonomia. Nell’enumerare le creature, il resoconto parte dalle più grandi, perché sono loro a godere della massima libertà di movimento. La radice della parola che traduciamo “animali acquatici” (tanninim תַּנִּינִם) è usata nella Bibbia per riferirsi a serpenti e coccodrilli, spesso identificati con le forze avverse del male. In Isaia 27:1 un termine equivalente (tannim) viene associato allo stesso Leviatano.
Nel libro dei Salmi è scritto “Ecco il mare, grande e immenso, dove si muovono creature innumerevoli, animali piccoli e grandi. Là viaggiano le navi e là nuota il leviatano che hai creato perché vi si diverta” (Salmi, 104:26). Le creature sono libere di divertirsi e anche di fare il male per un certo tempo andando contro le leggi del loro stesso Creatore. Dice infatti il Signore : “Io formo la luce, creo le tenebre, do il benessere, creo l’avversità; io, il SIGNORE, sono colui che fa tutte queste cose” (Isaia, 45:7).

e tutti gli esseri viventi che si muovono, e che le acque produssero in abbondanza secondo la loro specie e ogni volatile secondo la sua specie. Dio vide che questo era buono.
Le acque fecero pullulare gli esseri viventi capaci di muoversi per conto proprio, ma ciascuno pullulava secondo la propria specie. Come le piante prodotte dalla terra e anche più di loro, gli animali hanno un ordine da rispettare. Provengono da uno specifico seme e possono riprodursi solo con altri animali provenienti dallo stessa provenienza. La mescolanza esaurirebbe l’ordine e la differenziazione. Mantenendo chiaramente definiti i limiti della riproduzione, si possono invece produrre nuove differenze, nuove razze e con il tempo anche nuove specie, aumentando così la diversità del creato.

Dio li benedisse
Dio non solo crea i grandi animali acquatici che poi altrove nella Bibbia vedremo comportarsi da veri nemici, ma anche li benedice. Il Signore dice anche a noi di amare i nostri nemici e di benedire chi ci maledice (Matteo, 5:44; Romani, 12:14; 1Pietro, 3:9).
In ebraico il verbo che significa “benedire”, barakh בָּרַךְ, usato qui per la prima volta, ha una radice vicina a quella del verbo “creare” (bara’ בָּרָא). È anche la stessa radice con cui ci si riferisce al ginocchio e all’azione di inginocchiarsi. Il ginocchio è ciò che serve per muoversi speditamente, articolando il proprio movimento, ma può essere anche piegato, come si fa per osservare meglio qualcosa o per esprimere meraviglia e riconoscenza. Come alla fine dei tempi dovrà fare ogni creatura, quando nel nome del Signore Gesù si piegherà “ogni ginocchio nei cieli, sulla terra, e sotto terra” (Filippesi, 2:10).
Dicendo: Crescete, moltiplicatevi e riempite le acque dei mari
La benedizione di Dio consiste in un vero e proprio ordine, in forma imperativa. È la prima volta che nella Bibbia viene usato il modo imperativo, un modo che presuppone un soggetto che ascolta e può obbedire all’ordine ricevuto. L’ordine in ebraico suona: pru u-rvu u-mil’u פְּרוּ וּרְבוּ וּמִלְאוּ. Letteralmente: “fruttate e diventate grandi e riempite”. Descrive il ciclo della vita animale, che comincia con l’ultima fase dello sviluppo vegetale, il frutto. Nel frutto è contenuto il seme, per questo dal frutto segue la moltiplicazione. A differenza dei vegetali, il cui seme è trasportato dal vento, dall’acqua o comunque da agenti esterni alla pianta, per gli animali la riproduzione richiede la partecipazione di due organismi almeno uno dei quali deve impegnarsi in un’attiva ricerca del partner. Da qui l’ordine di moltiplicarsi. In quanto a riempire le acque, anche questo è un effetto della ricerca che caratterizza la vita animale.

e si moltiplichino gli uccelli sulla terra
Comincia così anche la colonizzazione della terra emersa. Tutti gli uccelli, anche quelli che come i pinguini hanno pinne anziché ali, non si riproducono in acqua (tantomeno in aria), ma solo sulla terra. Si formano dei nidi, che sono le prime dimore terrene. Appena possono, gli animali fissano una dimora e un territorio da difendere per la propria riproduzione. Lo scrive Gesù, per annunciare di sé stesso, e di coloro che vogliono essere veramente uomini con lui, che non è questo il nostro destino: “… gli uccelli del cielo hanno dei nidi, ma il figlio dell’uomo non ha dove posare il capo” (Matteo, 8:20).

Fu sera, poi fu mattina: quinto giorno
L’origine della vita animale dalle acque che sono sotto il cielo ci parla del rapporto tra ciò che è naturale e ciò che è spirituale. Paolo osserva che “ciò che è spirituale non viene prima; ma prima viene ciò che è naturale, poi ciò che è spirituale” (1Corinzi, 15:46). Abbiamo visto in precedenza formarsi prima il mare (a cui spesso vengono associate le nazioni, i goyim) e poi la terra (Israele). Vediamo ora che le creature animali, innanzitutto quelle prodotte dall’acqua, simbolizzano l’anima naturale che deve venire alla luce. Gesù ha usato questa metafora quando ha detto ai suoi discepoli che li avrebbe fatto diventare pescatori di uomini (Matteo, 4:18). Vale anche per noi credenti di oggi, che siamo tutti ancora chiamati a “pescare” alla luce coloro che stanno ancora sotto il pelo dell’acqua, più o meno coperti dalle tenebre. Il pescatore la notte va a pescare, attirandoli con la luce delle sue lampade o contando su quella della luna, ed essi, salendo richiamati al chiarore, sono presi nella rete del regno di Dio.

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