Sia santificato il tuo Nome

Cosa significa santificare?

La prima richiesta che Gesù ci ha insegnato a rivolgere al nostro Padre celeste è probabilmente anche la più strana ai nostri orecchi. Cosa significa che un nome sia o meno santificato? Ma, innanzitutto, cosa significa santificare?

Nel greco classico questa parola non esisteva affatto. Esisteva il termine per “santo” (hágios ἅγιος, che ricorda il nostro saggio, ma non ho trovato nessun etimologo che si sia azzardato a dirlo). Il verbo che traduciamo con santificare hagiazō – è stato coniato in epoca ellenistica, aggiungendo alla radice il suffisso –zō -ζω, tipico dei verbi dinamici, dei verbi cioè che esprimono un’azione e un cambiamento piuttosto che uno stato. Hagiazō ἁγιάζω appare quasi 200 volte nella traduzione della Bibbia ebraica in greco (nota come Traduzione dei Settanta o in latino Septuaginta LXX).

“Rendere santo, santificare” è infatti un concetto centrale nella cultura ebraica. Per il popolo di Dio, il verbo leqaddesh (forma piel, cioè intensiva e/o fattitiva della radice qof+daleth+shin קד”שׁ che esprime il concetto di santità – su questa radice torneremo tra poco) fa parte del vocabolario di base della lingua. Appare già alla conclusione della “Settimana della creazione”, all’inizio del capitolo 2 della Genesi, in riferimento al Sabato, giorno santificato da Dio stesso.

​Genesi 2:3″E benedisse Dio il settimo giorno e lo santificò (vayeqaddesh ’oto וַיְקַדֵּ֖שׁ אֹתֹ֑ו) perché in esso si astenne da ogni sua opera, [dall’opera] che Dio aveva creato per fare”

Sul senso e l’importanza della santità/santificazione del sabato torneremo in seguito. Concentriamoci intanto sul senso biblico della santità in generale.

Vale la pena intanto soffermarsi su alcuni aspetti del senso che la Bibbia dà al fatto di “essere santo”.

Continue reading →

Quarta parola: ricordati del sabato

shabbat-candles

Esodo, 20:8-11 Ricordati del giorno del riposo per santificarlo. Lavora sei giorni e fa’ tutto il tuo lavoro, ma il settimo è giorno di riposo, consacrato al SIGNORE Dio tuo; non fare in esso nessun lavoro ordinario, né tu, né tuo figlio, né tua figlia, né il tuo servo, né la tua serva, né il tuo bestiame, né lo straniero che abita nella tua città; poiché in sei giorni il SIGNORE fece i cieli, la terra, il mare e tutto ciò che è in essi, e si riposò il settimo giorno; perciò il SIGNORE ha benedetto il giorno del riposo e lo ha santificato.

Il testo ebraico gioca sulla vicinanza tra il nome del “giorno del riposo” (shabath שַׁבָּת), il numerale “settimo” (sheviy’y שְׁבִיעִי), la cui radice ha il senso di “completezza, soddisfazione” e anche “giuramento”, e il verbo che significa “cessare, smettere, desistere” (shavath שָׁבַת).

Il comandamento di santificare il settimo giorno, com’è espresso nel libro dell’Esodo (diversamente dall’enunciazione del Deuteronomio, che insiste sul lasciare riposare anche i propri servi e i propri animali), fa esplicito riferimento al riposo di Dio dopo il compimento della creazione, secondo il testo di Genesi, dove lo stesso gioco di parole appare in forma più completa.

Il passo a cui allude il testo si trova all’inizio del secondo capitolo del libro della Genesi, dove è scritto “Così furono compiuti i cieli e la terra e tutto l’esercito loro. Il settimo giorno, Dio compì l’opera che aveva fatta, e si riposò il settimo giorno (vayshboth bayom hasheviy’y וַיִּשְׁבֹּת בַּיֹּום הַשְּׁבִיעִי) da tutta l’opera che aveva fatta. Dio benedisse il settimo giorno e lo santificò, perché in esso Dio si riposò da tutta l’opera che aveva creata e fatta [mikhol melakhtò asher-ba’rà Elohyim la’asòth, letteralmente: “da tutta l’opera che Dio aveva creato per fare].” (Genesi, 2:2-3).

Nell’enunciazione di questa quarta parola appaiono i due principali termini che si usano in ebraico per parlare del lavoro.

Quando viene comandato di lavorare sei giorni compiendo in essi le nostre opere, il verbo usato nella prima occorrenza del termine nell’originale è ‘avad (עָבַד), una radice molto importante che viene usata per riferirsi in generale al servizio, sia quello a Dio, sia quello a a qualche altro padrone (“schiavitù”).

Mela’khah (מְלָאכָה), il termine che si usa per “lavoro ordinario” è anche quello usato nel passo del secondo capitolo di Genesi che abbiamo appena citato, dove è scritto – traducendo più letteralmente – che il SIGNORE si riposò “da tutta la sua opera” (mikhol mela’khto מִכָּל־מְלַאכְתֹּו ). Con questa parola, che ha la stessa radice della parola che significa “angelo” (mala’kh מַלְאָךְ), si intende un’opera che è finalizzata a uno scopo, com’è finalizzato a uno scopo l’incarico di un angelo per una certa missione. Difatti, alla fine del passo, abbiamo letto che il testo dice proprio che l’opera era stata creata “per fare” (Genesi, 2:3).

Continue reading →