Di quale porta parla Genesi 4:7?

Generalmente, nella traduzione di Genesi 4:7 (“Se agisci bene, non rialzerai il volto? Ma se agisci male, il peccato sta spiandoti alla porta, e i suoi desideri sono rivolti contro di te; ma tu dominalo!” questa è la NRV 2006, ma in tutte le altre traduzioni che ho controllato la sostanza è sempre la stessa), ci sono un paio di cose che non sono affatto chiare, se vogliamo farle corrispondere al testo ebraico originale. 

Gen 4:7 הֲל֤וֹא אִם־תֵּיטִיב֙ שְׂאֵ֔ת וְאִם֙ לֹ֣א תֵיטִ֔יב לַפֶּ֖תַח חַטָּ֣את רֹבֵ֑ץ וְאֵלֶ֙יךָ֙ תְּשׁ֣וּקָת֔וֹ וְאַתָּ֖ה תִּמְשָׁל־בּֽוֹ׃

halo im-tetiv seet – veim lo tetiv – lappetakh khattat rovets – veelekha teshuqato – veattah timshal-bo

La più evidente tra queste è la mancanza di concordanza tra il genere dei nomi, dei participi e dei pronomi. Innanzitutto il genere della parola tradotta con “peccato”, cioè il sostantivo femminile singolare khattat  חַטָּאת‎ (anziché con peccato, che per la precisione è khataa חֲטָאָה, questa parola sarebbe in realtà meglio tradotta con offerta per il peccato) e quello del participio singolare che di solito si traduce con “sta alla porta” o “è accovacciato”, o “è in agguato” e che la NRV molto liberamente traduce con sta spiando, cioè rovets רֹבֵ֑ץ, che è declinato al maschile. Inoltre, nella seconda parte del verso, è al maschile anche il suffisso pronominale che definisce il desiderio come appartenente al peccato (teshuqato תְּשׁ֣וּקָת֔וֹ). E lo è anche la preposizione articolata collegata all’ordine di dominare il peccato (timshal-bo תִּמְשָׁל־בּֽוֹ). Questo dal punto di vista morfosintattico. Dal punto di vista del significato, in questa lettura tradizionale (e stranamente unanime) non è per niente chiaro – né nel testo, né nel suo contesto – a cosa si riferisca l’apertura (petakh פֶּתַח), verso la quale il peccato (nome che peraltro appare senza articolo) starebbe spiando in agguato.

Una possibile soluzione

L’ipotesi che suggerirei per risolvere questo antico problema dell’ermeneutica biblica senza concludere – come alcuni hanno fatto – che “si tratta di un testo evidentemente corrotto”, sarebbe di leggere petakh khattat פֶּ֖תַח חַטָּ֣את come una catena costruttiva (traducendo la frase che risulta dalla preposizione articolata (la לַ) che precede petakh come “verso la porta del peccato”, piuttosto che “verso la porta il peccato”). Petakh khattat פֶּ֖תַח חַטָּ֣את diventerebbe così un sintagma di genere maschile e concorderebbe con i suffissi pronominali del desiderio e dell’oggetto del controllo che Caino deve esercitare, che sonbo entrambi maschili; mentre il participio presente rovèts רֹבֵ֑ץ andrebbe riferito a Caino, e non a una supposta rappresentazione zoomorfica del peccato.

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